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Giorgio Gaggiotti: “Il problema non è dal basso”

 

La crisi del calcio vista dai settori giovanili: servono formazione, idee, regole e tempo

Il Giornale di Brescia, nell’edizione di questa mattina, giovedì 16 aprile 2026, ha dedicato un approfondimento al tema del calcio giovanile, raccontando l’interessante confronto tra alcuni responsabili dei vivai della provincia.

Al centro del dibattito, organizzato dallo stesso Giornale di Brescia, una convinzione condivisa: le difficoltà del sistema nascono soprattutto ai livelli più alti, dove si crea un vero e proprio “tappo”.

All’incontro ha partecipato il nostro Direttore Generale, Giorgio Gaggiotti. Presenti al convegno anche Mattia Collauto (Union Brescia), Eugenio Bianchini (Fc Voluntas), Agostino Esposito e Marco Zambelli (Voluntas Brescia) e Alberto Locatelli (Vighenzi), moderati dal caporedattore dello sport Gianluca Magro.

Ripartire dai settori giovanili – professionistici e dilettantistici – per rilanciare il calcio italiano dopo tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali.

L’incontro ha affrontato la crisi del calcio italiano, individuando nei settori giovanili il punto di ripartenza. Il dibattito ha messo in luce come il problema non risieda nella formazione di base, ma nel passaggio ai livelli superiori.

In questo senso Gaggiotti ha dichiarato: «Se le Nazionali giovanili azzurre arrivano ai massimi livelli fino all’Under 19 e poi li si ferma tutto – ha esordito Gaggiotti – significa che il problema non è dal basso ma c’è un tappo dall’alto, con regolamenti permissivi o raggirati. Nelle Under 23 abbiamo gente di 30 anni, che senso ha?»

Da questa riflessione emerge una doppia proposta: da un lato evitare che i club professionistici partecipino alle categorie Pulcini ed Esordienti, così da non impoverire il tessuto delle società giovanili del territorio; dall’altro intervenire sul sistema delle retrocessioni, oggi presente nei dilettanti ma non nel percorso professionistico fino alla Primavera.

Tra i temi centrali è emersa la necessità di dare tempo ai progetti sportivi ed educativi, affiancando competenze tecniche e capacità gestionali anche a livello federale. È stato ribadito che il settore giovanile deve essere considerato un investimento e non un costo.

Dal punto di vista tecnico, si è sottolineato come i giovani oggi giochino meno spontaneamente rispetto al passato, limitandosi alle ore di allenamento. Per questo è stata evidenziata l’importanza di tornare ai fondamentali, come controllo, trasmissione della palla e gioco aereo.

Nel dibattito si è parlato anche della gestione dei talenti e delle aspettative. Gaggiotti ha evidenziato:

«Se metti a un bambino di 6 anni la maglia della Juve o del Brescia e poi gliela togli crei false aspettative a lui e ai genitori», proponendo di limitare la presenza dei club professionistici nelle categorie di base.

Altri temi discussi sono stati il sistema delle retrocessioni, il ruolo dei genitori (che devono restare nell’ambito educativo) e le criticità legate alla riforma del lavoro sportivo, che secondo alcuni penalizza chi forma giovani talenti.

Infine, è stata sottolineata l’importanza delle strutture e della metodologia: campi adeguati, formazione continua degli allenatori, organizzazione e utilizzo della tecnologia sono considerati elementi fondamentali per migliorare il sistema. In sintesi, dal confronto è emersa la necessità di un intervento strutturale e coordinato per rilanciare il calcio italiano partendo dai giovani.

(La notizia originale è a cura di di Giovanni Gardani)

CLICCA QUI per il video dell’evento.

 

 

Pubblicato il News

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