Mario Rigamonti, il giocatore

Dov'è finito Rigamonti? Da.. "Il romanzo del grande Torino"

ADC Mario Rigamonti - Michele Troiano



Mario Rigamonti.. chi lo conosceva sapeva bene delle sue "ragazzate", della sua "testa matta".. proviamo a conoscerlo noi ancora meglio grazie ad un passaggio, bellissimo, tratto dal libro "Il Romanzo del Grande Torino".


Dov'è finito Rigamonti?
(da "Il Romanzo del Grande Torino" di F. Ossola e R. Tavella, Newton Compton Editori, Roma 1993, p. 140 e segg.)


[...] Non trascurabile, diciamo difficile, si stava rivelando in quelle ore per la dirigenza granata il ritrovamento di Rigamonti, che pareva essersi volatilizzato.

"Che è sempre stato un po' matto, ma questa...", ripeteva Novo, sfogandosi con l'allenatore Ferrero.

La voce piena e monocorde non riusciva a non tradire una accentuata sfumatura di rabbia.

"E' sparito, presidente, come nel nulla. Nessuno sa dove si è cacciato."

"Nemmeno Bacigalupo e Martelli? Oppure c'è la consegna di tenere acqua in bocca?"

"Neppure loro sanno niente... chissà cosa gli è preso..."

"Lo so io, lo so io quel che gli è preso. Ce l'ha su per via di Rosetta e, come se non bastasse, ci mancavano ancora le insistenze della Samp e tutte le storie dei giornalisti. Come se qui, al Torino, proprio noi che l'abbiamo cresciuto, non lo considerassimo..."

In quel mentre nell'ufficio era entrato Giusti: "Presidente, presidente, il giallo è risolto", disse in un sol fiato il segretario.

E con un ghigno di complice soddisfazione, degno di un detective, aggiunse: "L'abbiam trovato, alla fine."

"Ebbene?"

"Provi ad indovinare dov'è andato... coraggio, provi!"

"Cosa vuole che ne sappia, Giusti. La smetta con questa stupida tiritera."

"E' andato a far vendemmia, sì, a far vendemmia. Ha capito? A pestar uva, presidente, mentre i suoi compagni pestano il campo e..."

"Va bene, va bene... Dove e come ha fatto a trovarlo?"

"E' stato uno zio che a forza di fare ha saputo dov'era. E' ospite di amici a San Secondo di Parma, il nostro! Adesso anche lo zio è là. Sta facendo opera di convincimento. Mi ha detto che dovrebbe spuntarla. Anche se una testa matta come la sua non si sa mai come reagisce..."

"Ragazzate, Giusti, nient'altro che questo. Lo conosciamo bene Mario. Se tutto fila liscio non c'è gusto. Ha bisogno di complicarla, lui, la vita. Come quando capita che va a stuzzicare gli avversari con quelle spintarelle e quei calcetti da sotto, senza motivo, che farebbero smaniare anche un santo, altro che un centravanti... ragazzate, nient'altro."

"Lei è sempre pronto a giustificare tutto. Una multa, ecco quel che ci vuole appena rimette piede in sede. Una multa grossa come una casa, che altro!", aveva imprecato l'occhialuto segretario andandosene.

Ferrero, fattosi in un angolo durante il concitato bollettino, aveva ripreso a sorridere, ma subito Novo l'aveva gelato.

"Credo", disse il presidente marcando un tono ufficiale, "che lei comprenda che il recupero alla squadra di Rigamonti sia soprattuto compito suo. E' lei che deve dargli fiducia, che deve fargli intendere che è solo tramite una sana e leale competitività che ci si deve meritare il posto in squadra, e che, comunque, non è il suo caso... insomma, Ferrero, la società si farà ancora più stretta attorno al giocatore, ma è sua la mano decisiva, da offrirgli.

Quando arriva - e arriverà presto - mi raccomando, dunque, che tutto sia chiarito... ah! E non trascuri Rosetta, perché anche lui è un bel patrimonio."

Come dire, tanto per intendersi, di salvare capra e cavoli.


Il 'Trio Nizza'

Rigamonti aveva già saltato la prima partita di campionato a Torino.

Aveva piantato tutti in asso, così Rosetta aveva potuto esordire in Serie A, con la maglia granata.
Non aveva però convinto.

Il suo avversario diretto era andato a rete e la Triestina, con quel gol maturato nei primi minuti, avrebbe anche violato il 'Filadelfia', non fosse stato per Gabetto, che a cinque minuti dal termine, aveva rimediato mettendoci una pezza. […]

Per farla breve, un esordio infelice, e non solo per Rosetta. Ed ora per la squadra torinese si trattava di affrontare la prima trasferta della stagione, di far visita alla Lazio.

Mentre di Rigamonti, ancora non si vedeva l'ombra.

Ricomparve all'improvviso, come un lampo, all'ultimo momento. Spronato dallo zio, dalla gran voglia di tornare a giocare, non da ultimo dal mezzo passo falso di Rosetta, che riteneva il suo diretto rivale, Riga si era deciso di far ritorno all'ovile.

"Presidente, è arrivato", sibilò Giusti, quasi mordendosi le labbra.

Rigamonti era entrato in sede con l'impeto di un ciclone.

Il segretario aveva appena fatto in tempo ad annunciarlo che già il giocatore stava ben dritto dinnanzi al presidente, tutto un sorriso.

Sapeva che Novo aveva un debole per lui, per quella sua irruenza spensierata e giovanile ed era sicuro, in cuor suo, che lo avrebbe perdonato.

Che male c'era, in fondo, a movimentare un po' il compassato incedere, tutto organizzato e previsto, della Società?

Come Rigamonti era sicuro del suo perdono, Novo lo era stato del ritorno.

Facendo finta di meravigliarsi, il presidente disse:
"Oh, bravo Mario. Sei giunto finalmente. Ma guarda che i tuoi compagni sono già a Roma".

"Presidente, scusi il ritardo…"

"Perché, che intenzioni hai?"

"Voglio giocare"

"Allora raggiungili, presto".

"Sicuro e… grazie…"

Ed a Roma era arrivato in tempo, e il Torino aveva vinto.

Tanto che la regionale Gazzetta aveva titolato: VENI, VIDI, VICI, sottolineando come il rientro del forte difensore fosse coinciso con una convincente vittoria esterna.

Inutile ricordare, poi, che la multa invocata da Giusti non arrivò mai.

[…]


Dov'è finito Rigamonti?
(da "Il Romanzo del Grande Torino" di F. Ossola e R. Tavella, Newton Compton Editori, Roma 1993, p. 140 e segg.)

 

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