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Con il Pallone d’Oro unite più generazioni

 

«Con il Pallone d’Oro unite più generazioni»
Dopo 114 giorni di caccia al tagliando e votazioni le premiazioni sul palco del «Coco Beach» di Lonato – Scotti, Gervasi e Zugno sono i vincitori di questa edizione del Pallone d’Oro Forever «Un movimento straordinario che va preservato come patrimonio della collettività»

Trio di qualità per un premio super
Personalità e doti tecniche eccelse: sorridono Scotti (Campioni del Passato), Gervasi (Perla) e Zugno (Next Generation)

In principio sono stati i lettori di Bresciaoggi, poi è arrivata la giuria tecnica composta da autorità del calcio provinciale, direttori sportivi e giornalisti. Tagliandi, voti e preferenze: nessun dubbio. Ecco i magnifici tre del Pallone d’Oro Forever, edizione che premia tutte le categorie del pallone bresciano: Campioni del Passato, premio individuato tra i vintage, Perla del Calcio, riconoscimento che accompagna la miglior giocatrice del panorama femminile, e Next Generation, novità che mette in evidenza il percorso svolto dai «millennials» di casa nostra nel corso delle ultime stagioni.

Toni Scotti, Elena Gervasi e Mattia Zugno sono i nomi che andranno ad aggiungersi a quelli dei loro illustri predecessori nell’albo d’oro del Pallone d’Oro di Bresciaoggi.

Dodici anni fa fra i giudici, stavolta vincitore

Toni Scotti, di professione bomber, classe 1963, debutta con l’Imperia Rezzato di papà Angelo, presidente per oltre un ventennio.

A 17 anni passa all’Ospitaletto con Gino Corioni presidente e Guido Settembrino tecnico, vincendo Promozione e Interregionale. In seguito gioca con Soncino, Palazzolo e Orceana (biennio in C2). Poi è protagonista con le maglie di Darfo Boario, Lumezzane e Breno: con i granata vince campionato e Coppa Italia dilettanti. Dopo Porto Mantovano e Reggiolo torna nel Bresciano: con il Ciliverghe segna 100 gol in 5 anni. Chiude a Travagliato, prima di intraprendere la carriera di allenatore.

Toni Scotti, era nel destino – «Commosso da tanto affetto»

Dodici gennaio 2009. Alla Campagnola di Gussago, il tempio del calcio bresciano dell’indimenticato Domenico Archetti, si riunisce la giuria che deve eleggere il quinto Pallone d’Oro della storia (la spunterà Sergio Piovanelli in volata su Stefano Tagliani).

Tra i giudici c’è anche un certo Toni Scotti. Quarantasei anni compiuti da poco più di due settimane, ex bomber di razza, in quel momento è nella pausa tra il secondo e il terzo capitolo della sua vita nel calcio. Sta per chiudere con la carriera da allenatore per lanciarsi in quella di dirigente di società. Dentro però è ancora calciatore e guarda a quei ragazzi che si contendono il riconoscimento più importante che ci sia con un pizzico d’invidia. Lui ha smesso nel ’98, il premio è stato istituito nel 2003. Sulla scheda da giurato scrive 4 nomi: Michele Sella, Stefano Tagliani, Mattia Damonti e Battista Bandera.

In quel momento, che prima di ieri era il suo unico atto ufficiale nel premio di Bresciaoggi, nessuno può immaginare che 12 anni dopo ci possa essere un Pallone d’Oro anche per lui. Ma il calcio è così. Fai dei giri ancor più tortuosi di quelli immensi che fanno gli amori cantati da Venditti. Prima o poi rimette tutto in ordine.

L’attesa è stata lunga ma il cerchio di Toni Scotti si è chiuso.

«È una gioia immensa che fatico ad esprimere con le parole – assicura. E c’è da credergli, visto che non si tratta di uno a cui le parole giuste fanno difetto -. Dopo più di vent’anni dal mio ritiro questo premio è l’ideale completamento di un percorso iniziato da bambino.

La dedica? Il primo pensiero va sicuramente a mio padre Angelo, una guida imprescindibile e un grande uomo di calcio. Molto di quello che ho fatto e ancora oggi faccio lo devo a lui.

Il resto è da dividere tra i compagni che ho avuto, i miei allenatori e le società per cui ho avuto la fortuna di giocare. Un’avventura bellissima.

Permettetemi una menzione speciale per la Rigamonti, la mia società attuale. Quando sono state pubblicate le liste di questo pallone alla carriera c’è stata una mobilitazione generale.

Tutto questo affetto, oltre naturalmente alla conferma avuta dalla giuria, mi ha commosso».

Chi mastica un po’ di calcio del passato, non può non riconoscere il merito di Toni Scotti. Un attaccante semplicemente letale. Un paragone? Fin troppo facile dire Paolo Rossi. Ma è stato anche un grande uomo squadra. Imperia Rezzato, Ospitaletto, Soncino, Palazzolo, Orceana, Darfo, Lumezzane, Breno, Ciliverghe, Travagliato: ha giocato per società che hanno scritto la storia del calcio bresciano. Una su tutte, il Breno che ha vinto la Coppa Italia nel 1990.

«Non era tutto rose e fiori – rivela -. Ad un certo punto la società ci fece sapere di essere in grande difficoltà. Ma ci siamo compattati e abbiamo vinto ogni singola partita sino alla finale con la Pistoiese. Roby Nova me lo ricorda ogni volta che lo vedo. È stato come giocare un altro campionato. Bellissimo».

Notizia originale e completa: Brescia Oggi – Mercoledì 30 Giugno 2021

 

Pubblicato il La Nostra Storia, News

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