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Breno, 30 anni fa la Coppa Italia: il trionfo che nacque dalla crisi

 

Breno, 30 anni fa la Coppa Italia: il trionfo che nacque dalla crisi

Il primo successo nazionale tra i dilettanti di una squadra calcistica bresciana – I granata di Promozione vincenti con la Pistoiese di D – La trasferta auto-finanziata di un gruppo irripetibile.

Ci sono trionfi che entrano subito nella leggenda. Sembrano scritti dalla penna sapiente di un romanziere, invece sono figli delle capacità e delle scelte degli uomini.

Non sono frutto del caso, bensì della volontà delle persone: solo così il Breno potè il 3 giugno del 1990, esattamente trent’anni fa, conquistare contro una squadra di categoria superiore come la Pistoiese la Coppa Italia dilettanti, la prima in assoluto per una formazione bresciana.

Circostanze. Già il fatto che una squadra di Promozione (il massimo regionale dell’epoca) potesse sconfiggere una città ed una formazione del Cnd (orasi chiama serie D) è speciale.

Lo diventa ancor di più se si pensa che quel Breno, già trionfatore incampionato a fine aprile, arrivò sul tetto d’Italia nella final four di Maratea dopo un anno folle, in cui a metà stagione i granata si trovarono senza fondi, con parte della gloriosa trasferta conclusiva organizzata in maniera autonoma dai giocatori con l’aiuto del compianto ds Gianni Reghenzani, scomparso nel 2018.

Fu il vero artefice di quel trionfo, insieme al di lì a poco defunto presidente Attilio Franzoni, ad un tecnico bergamasco 39enne di nome Eugenio Mismetti, ad un gruppo dai valori forti in cui spiccavano Speziari, Nova, Serioli, Girelli, Scotti e Treccani, guerriero camuno morto anch’esso due anni orsono.

Formula. Fu un capolavoro quello del Breno, in un trofeo che coinvolgeva più di 10.000 squadre in tutta Italia. Si partì con i turni preliminari rischiando con il Volta Mantovana (1-0 e 1-1 dopo i supplementari), furonos uperate poi le veronesi Officine Bra (2-0 e 1-0) e San Martino Buonalbergo (2-0 e 1-1), poi arrivarono le insidie ed i viaggi lunghi con la bolgia di Fiumicino (2-0 e 1-1), il Città di Castello (3-1 esterno e 1-1) ed il Volterra (1-1 fuori e 1-0 al Tassara).
Il tutto dopo che già una crisi economica aveva colpito la società a metà anno.

«C’erano stati grossi problemi – rimembra il tecnico d’allora, il seriano Eugenio Mismetti, oggi 69enne -. Ricordo che un martedì, prima dell’allenamento, il ds Reghenzani, quello che tenne in piedi la squadra, mi chiamò per dirmi che non c’erano più soldi. Lo dissi ai ragazzi, chi voleva poteva andare: nessuno mollò, quella cosaci diede solidità».

Si dice che la trasferta a Maratea fu autofinanziata. Reghenzani di tasca propria pagò i rimborsi ai giocatori, i quali si tassarono per pagare l’aereo.

Doveva essere la vittima sacrificale, il Breno. Invece vinse entrambe le sfide ai rigori dopo lo 0-0 dei supplementari: con il Leffe già promosso in C (aveva gente del calibro di Oscar Magoni, Nadir Brocchi, Giacomo Ferrari) dopo una resistenza stoica, con la Pistoiese del poi ct azzurro Giampiero Ventura anche sfiorando il successo, nonostante la stanchezza.

Nella notte del 3 giugno in Basilicata furono decisivi il carattere e le parate del portiere Romano.

Parole. «E pensare che i rigori li preparammo a Bessimo – ricorda il tecnico Mismetti – su un campetto a 7 con le reti buche. Prima della finale sentimmo le sirene e accostammo, era la scorta della Pistoiese: dissi ai ragazzi “tranquilli, arriviamo comunque al campo”. «Fu straordinario».

«Dopo i rigori cercai una cabina telefonica per chiamare mio padre – racconta Tony Scotti-. Era mezzanotte e lui era emozionatissimo. L’unico rammarico è, al ritorno da Linate, non aver convinto i compagni bergamaschi e della città a salire a Breno: i camuni furono scortati da ali di folla festanti fin dalla bassa Valle». «Quando dissero che non c’erano più soldi, nessuno volle andar via: capimmo che si poteva fare qualcosa di unico».

Fu una cavalcata incredibile – dice Roberto Nova-. Ricordo che a Fiumicino restammo per 80 minuti in trincea.

Alla fine era la vittoria di Davide contro Golia. Dovettero anche cambiarci albergo: non pensava l’organizzazione che avremmo passato la semifinale…».

Fabio Tonesi

Fonte: Giornale di Brescia

Data di pubblicazione: Mercoledì 03 Giugno 2020

Immagine di copertina: da news originale

 

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